DONNE. Corpo e immaginazione tra simbolo e rivoluzione

Oggi, 10 novembre, è l’ultimo giorno utile per visionare la mostra "Donne. Corpo e immaginazione tra simbolo e rivoluzione" ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma."

Il percorso, interessante e variegato, vuole riscoprire la storia artistica del genere femminile partendo dagli inizi del Novecento fino alla fine degli Anni 70, periodo significativo di cesura con il passato grazie alla cosiddetta seconda ondata di femminismo.



Partendo dal primo piano della sede museale il visitatore ha il modo di esplorare la realtà sociale e storica della donna la quale, da oggetto artistico, diviene protagonista della sua stessa arte e della sua vita inseguendo un climax crescente mano a mano che sale verso il punto più alto dell'edificio, riservato alle grafiche delle lotte femministe degli Anni 70.

Nella prima parte del percorso viene analizzato il personaggio femminile così come lo era nella fine dell’Ottocento e inizio Novecento soprattutto in Europa continentale e in Italia: delle varie lotte oltremanica di quello stesso periodo, ad esempio, non viene fatta menzione alcuna.
La donna di cui si tratta, per lo più italiana, è spesso soggetto di quadri di cui lei stessa non sa di essere protagonista. Talvolta modella a tutti gli effetti in altre circostanze è, invece, una madre, una sorella o un'amante dell'artista che si presta a divenire sua musa. 
L'immagine che ne deriva può essere un ruolo artistico e sessualizzato in maniera indissolubile, spesso anche a causa della scelta di operare e trattare l’immagine con il nudo della donna scoprendola delle sue vesti e lasciarla, davanti agli occhi del pittore o dello scultore o davanti all'obbiettivo del fotografo, inerme in alcuni casi e inspiegabilmente a proprio agio e sicura di sé in altri.


Un altro dei punti cardini che viene preso, analizzato e rivisitato nel corso della mostra è il ruolo della donna madre: nonostante la voglia di riscossa di cui leggiamo fra le righe in ogni sezione, il sentimento che si percepisce guardando la madre è sempre, ad eccezione di alcuni rari casi, quello di amore e comprensione. La voglia di andare oltre i propri ruoli stabiliti dalla società viene resa protagonista in una nuova sezione in cui lo sguardo della donna su se stessa, sul mondo e sull'interlocutore che ha davanti.





L'apice della mostra appare poco prima di arrivare alla conclusione della visita: esperienze grafiche sulle grandi riunioni dell'UDI, Unione delle Donne Italiane; manifesti informativi a sostegno dell'aborto legalizzato o di protesta, come nel caso dell'ode di vicinanza per Giorgiana Masi, studentessa italiana uccisa nel 1977 durante una manifestazione. 

Una volta attraversato il corridoio che riporta i manifesti attaccati sul muro, come se stessimo attraversando una vera strada qualsiasi in città, si sfocia in una nuova sala in cui, conservate in teche di vetro, vengono esposti volantini, riviste e opuscoli, come Noi Donne o Effe. Fra questi ultimi un pezzo che per molte delle donne che hanno visionato la mostra a partire fino ad oggi forse è stato un oggetto di vita quotidiana o esperienza personale, mentre per me è già un piccolo reperto storico: il libretto "Sputiamo su Hegel" scritto da Carla Lonzi nel 1970, quando tutto ebbe inizio.



Il punto forte è, senza dubbio, un video di pochi minuti che ripercorre tutta la storia femminile del Novecento in pillole, dai canti delle mondine alla consegna della fede nuziale durante il Ventennio fascista, dall'ingresso nel mondo del lavoro alle rivolte delle giovani studentesse post Sessantotto: un'emancipazione che si riflette nello stile di vestirsi e di truccarsi e nel modo di guardare e guardarsi. Un'emancipazione che, soprattutto, non può concludersi qui.

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